Chi, dove e come seguire i campioni allo US Open

Ci aspetta uno US Open davvero emozionante. Phil Mickelson tornerà a competere nel Major americano dopo l’assenza dello scorso anno a causa della cerimonia del diploma della figlia. Tornerà a Shinnecock Hills, lì dove nel 2004 si fece sfuggire l’occasione di conquistare il primo e unico US Open in carriera. Ci riproverà in questo 2018 e se riuscisse nell’impresa, completerebbe il Grand Slam.

Ci sarà anche Dustin Johnson, nuovamente numero uno al mondo e reduce della vittoria al Fedex St. Jude Classic. Insieme a lui Rory McIlroy, Rickie Fowler, Jordan Spieth, Francesco Molinari e ovviamente Tiger Woods.

Tutti cercheranno di battere il mostruoso Shinnecock Hills, che si presenterà ai giocatori in una veste completamente nuova rispetto al 2004. Molto più lungo, per l’esattezza 6800 metri, e anche con fairway più ampi di 14 anni fa.

Andiamo a scoprire insieme i tee time da non perdere per niente al mondo.

Rory McIlroy, Jordan Spieth, Phil Mickelson

Due campioni che han vinto lo US Open e uno, Lefty, che non ha mai conquistato il Major americano ma che si trova comunque nella World Golf Hall of Fame. Mickelson è reduce da un giro in 65 colpi nella giornata di domenica che l’ha fatto chiudere 12esimo al FedEx St. Jude Classic. Ha inoltre chiuso 13esimo al Memorial Tournament e ha ottenuto la sua prima vittoria dopo cinque anni al WGC-Mexico. Lo US Open è il suo peggior incubo, visto che ha ottenuto ben sei secondi posti in carriera, uno dei quali proprio qui a Shinnecock. Spieth, dal canto suo, sta passando una stagione un po’ altalenante e al Memorial non ha nemmeno superato il taglio. McIlroy, invece, ha conquistato l’Arnold Palmer Invitational e ha ottenuto due top 10 nelle sue ultime apparizioni sul Tour.

Il trio giocherà giovedì dalla buca 10 alle 8.02 (14.02 italiane) e venerdì dalla buca 1 alle 13.47 (19.47 italiane).

Justin Thomas, Dustin Johnson, Tiger Woods

Dustin Johnson e Justin Thomas erano ancora dei bambini quando lo US Open fece visita per la quarta volta nella sua storia a Shinnecock Hills. Tiger, invece, non ha mai avuto un grande rapporto con il percorso di New York. Nella sua prima apparizione nel 1995 si ritirò a causa di un infortunio e nel 2004 chiuse 17esimo. Poco importa perché la Tigre nell’ultimo periodo è davvero in forma. Ha chiuso 23esimo al Memoria, a causa del putter, e 11esimo al The Players. Poco male per un campione che era definito da molti ‘finito’. Johnson è il giocatore del momento. Ha riconquistato il trono dell’Official World Ranking e domenica è stata la sua seconda vittoria in stagione. Ma anche Justin Thomas non scherza e sebbene non sia più primo nel ranking, continua a difendere a spada tratta il primo posto nel ranking FedEx.

Partiranno giovedì dalla 1 alle 13.47 (19.47 italiane) e venerdì dalla 10 alle 8.02 (14.02 italiane).

Henrik Stenson, Adam Scott, Martin Kaymer

Tutti e tre questi campioni insieme concludono il Career Grand Slam, con Kaymer a fare la maggior parte del lavoro grazie alle vittorie del PGA Championship e dello US Open. Sia il professionista tedesco che Scott, non sono stati brillanti nell’ultimo periodo, tanto che il campione australiano ha dovuto superare le selezioni di qualifica per essere presente a Shinnecock Hills. Stenson invece è più in forma e ha giocato bene anche nel recente FedEx St. Jude Classic, nonostante il 71 finale l’abbia fatto scivolare in 26esima posizione.

Giocheranno domani alle 13.47 dalla 10 (19.47 italiane) e venerdì alle 8.02 dalla 1 (14.02 italiane).

Zach Johnson, Carl Schwarzer, Patrick Reed

The Green Jacket in un solo team. Johnson cercherà di dare un po’ di brio alla sua stagione con un buon piazzamento allo US Open. Il campione americano ha infatti chiuso 40esimo al Memoria e ha mancato il taglio al Fort Worth Invitational. Inoltre, chiuse 48esimo nel 2004, quando il Major era appunto qui a Shinnecock Hills. Schwartzel invece, ha chiuso secondo al The Players ma arriva da un weekend con sore in 78 e 75 al FedEx St. Jude Classic. Reed, invece, ha vinto il Masters due mesi fa e spera di tornare in alto in classifica dopo il 29esimo posto al Memorial.

Giocheranno domani alle 7.51 dalla 10 (13.51 italiane) e venerdì alle 13.36 dalla 1 (19.36 italiane).

Hideki Matsuyama, Marc Leishman, Rickie Fowler

Tre grandi giocatori ma nessuno di loro ha mai vinto un Major. Per il momento. Matsuyama, che ha saltato l’inizio di stagione a causa di un infortunio al polso, ha chiuso 13esimo al Memorial e se vincesse, sarebbe il primo giapponese a conquistare un Major. Leishman ha chiuso secondo all’AT&T Byron Nelson mentre Fowler è l’uomo dei Major. Sempre decisivo ma anche sempre alla rincorsa dei vincitori. Ha chiuso secondo in solitaria al Masters e ora, come da lui affermato, è pronto per diventare campione anche in un Major.

Giocheranno giovedì alle 8.13 dalla 10 (14.13 italiane) e venerdì alle 13.58 dalla 1 (19.58 italiane).

Sergio Garcia, Jon Rahm, Rafa Cabrera Bello

Un team tutto spagnolo che include anche uno dei giocatori più pericolosi del field: Jon Rahm. Il giovane campione ha chiuso quinto nel recente Fort Worth Invitational e quarto al Masters di Augusta. Cabrera Bello, invece, ha ottenuto questa stagione top-5 in due World Golf Championship, al WGC-Mexico Championship e al WGC-HSBC Champions. Garcia ha sofferto un può negli ultimi tornei. Nel 2004, qui a Shinnecock Hills, chiuse 20esimo nonostante un giro finale in 80 colpi.

Giocheranno giovedì alle 13.14 dalla 1 (19.14 italiane) e venerdì alle 7.29 dalla 10 (13.29 italiane).

Tommy Fleetwood, Francesco Molinari e Alex Noren

Preparate bandiere, trombette e fiato perché tutto il tifo in questi quattro giorni deve essere rivolto a Francesco Molinari. Il nostro italiano non solo ha chiuso secondo all’Open d’Italia due settimane fa e ha conquistato il BMW PGA Championship di Wentworth, battendo McIlroy. Ma è anche leader della Race to Dubai. Visto l’ottimo stato di forma del campione italiano, ci aspettiamo grandi risultati anche a Shinnecock Hills. Molinari sarà in compagnia di altre due stelle del golf europeo. Fleetwood ha vinto lo scorso anno la Race to Dubai e ha chiuso in questa stagione con tre top 10 nel PGA Tour, senza dimenticare il quarto posto dello scorso anno allo US Open di Erin Hills. Noren, invece, è quinto nella Race to Dubai e in questa stagione ha chiuso con due terzi posti, rispettivamente al BMW PGA Championship e al WGC-Dell Technologies Match Play.

Giocheranno domani dalla 1 alle 13.25 (19.25 italiane) e venerdì alle 7.40 dalla 10 (13.40 italiane).

Non perdetevi l’azione dello US Open da domani a domenica su Sky Sport 2 (canale 202) a partire dalle 17.30.

Shinnecock Hills: la guida, buca per buca

Lo US Open torna per la quinta volta nella sua storia sul percorso di Shinnecock Hills, situato alle porte di New York.

Sarà un appuntamento davvero avvincente, viste le condizioni difficili in cui si troveranno i giocatori per tutti i giri di gara. La fama di campo tra i più complicati degli Stati Uniti, precede Shinnecock Hills fin dall’anno della sua nascita, nel 1891.

Par 70 di 6.800 metri, le sue caratteristiche ricordano molto quelle dei links, con l’alta festuca a bordo di fairways ondeggianti dal terreno sabbioso. Andiamo a scoprire una per una, le buche di questo mostro del golf americano.

Buca 1, par 4 di 365 metri.
Un’inizio semplice e dolce, nonostante la difficoltà generale del percorso. Questo par 4 ha un tee elevato accanto alla clubhouse, dal quale è semplice prendere il fairway usando i legni. Con il vento a
favore, inoltre, i giocatori potrebbero azzardare il drive per prendere avvicinarsi al green.
Ha un hcp 15 e la media score a questa buca è di 4,2.

Buca 2, par 3 di 230 metri.
Questa buca presenta un nuovo tee di partenza che la rende più lunga di 24 metri rispetto al passato. Il vento è sempre presente e il green, aperto sul davanti con una falsa cima, ha un bunker sulla destra a proteggerlo.
Ha un hcp 10 e la media score normalmente è di 3,3.

Buca 3, par 4 di 457 metri.
Anche qui il tee shot è stato arretrato di 20 metri, posizionandolo sulla sinistra. Il fairway è stato stretto sulla sinistra per rendere il dogleg più pronunciato e presenta ancora un’ampiezza di 30 metri a 274 metri dal green. C’è un bunker sulla destra del fairway, dove normalmente cade il tee shot, ma non dovrebbe dare fastidio. A meno che ci sia il vento a complicare le cose. Ha un hcp 11 e la media score è di 4,2.

Buca 4, par 4 di 434 metri.
Il vento a questa buca non manca mai e soffiando da destra a sinistra, fa davvero male. È stata allungata di 37 metri e il fairway è ampio 29 metri a 274 di distanza dal green, mettendo in gioco i bunker situati sulla destra. Il modo migliore per attaccare il green è sicuramente da destra, ad eccezione di quando la bandiera è situata proprio sulla destra dello stesso.
Ha un hcp 5 e la media score è di 4,3.

Buca 5, par 5 di 539 metri.
Anche questa buca ha subito i lavori di ristrutturazione ed è stata allungata di 47 metri. Il vento, in questo caso, non dà particolari problemi anzi aiuta i giocatori a raggiungere il green in due colpi. Il green è leggermente sopraelevato rispetto al fairway ed è ondulato, sembrando più piccolo di quanto in realtà è. È la buca più facile del campo, con hcp 18 e una media score di 4,7.

Buca 6, par 4 di 449 metri.
Una buca che si gioca sempre con il vento e che presenta un tee shot cieco. Sulla destra, insieme al dogleg, c’è un grande bunker che se evitato preferendo il lato sinistro, lascia un approccio lungo al green con un angolo più difficile. Ha un hcp 3 e la media score è di 4,4.

 

Buca 7, par 3 di 173 metri.
Una buca che dopo il 2004 non ha più bisogno di presentazioni. Si tratta della famosa Redan Hole, il cui green è totalmente ondulato da destra a sinistra. Il vento è costante e sempre contro, soffiando da destra. Per non farsi mancare nulla, dietro al green sulla sinistra c’è un bunker, che attira a sé la maggior parte dei colpi. Il green era così asciutto nel 2004, che la USGA fu costretta a innaffiarlo durante l’ultimo giro, se no era impossibile far star ferma la pallina sul terreno. Ha un hcp 2 e ha una media score di 3,4.

Buca 8, par 4 di 401 metri.
È più lunga di 37 metri rispetto allo US Open del 2004. Il tee shot permette di raggiungere il fairway con facilità sebbene i giocatori che finiscono nel bunker di sinistra, abbiano un angolo più semplice per tirare il secondo colpo al green. Il vento è contro e soffia da destra a sinistra, ma nonostante questo dal tee si può optare anche per i legni oltre al driver.
Ha un hcp 13 e una media score di 4,2.

Buca 9, par 4 di 401 metri.
Il tee shot è cieco, verso un fairway in cui soffia sempre un vento da destra a sinistra. Se con il primo colpo non si raggiunge la collinetta del fairway, si potrà vedere solo la punta della bandiera. Il colpo al green è meglio se rimane corto, perché qualsiasi shot lungo ha come conseguenza un chip o un putt difficile in discesa.
Ha un hcp 8 e la media score è di 4,3.

Buca 10, par 4 di 379 metri.
I giocatori qui possono scegliere se tirare un lungo ferro verso l’inizio del tavolato, per un secondo colpo in piano, o se giocare il drive giù dalla collina. Quest’ultimo lascerebbe un wedge dalla fine della collina mentre il precedente un colpo di 165 metri al green, posto sullo stesso livello del fairway. Attenzione a non finire lunghi: la zona dietro al green è molto ripida e secca, col rischio di mandare la palla a 23 metri di distanza.
Ha un hcp 1 e la media score è di 4,4.

Buca 11, par 3 di 145 metri.
È il par 3 più corto del campo, con un piccolo green ondulato e difeso da un bunker sulla destra. I colpi lunghi e a sinistra, lasciano un secondo colpo difficile in salita. Ha un hcp 4 e la media score è di 3,3.

Buca 12, par 4 di 429 metri. 
Il fairway è ampio appena 27 metri e i giocatori potrebbero optare per tee shot con il ferro. Il green è largo, è stato ampliato nei lavori del 2012, e ha al suo interno delle creste.
Ha un hcp 16 e la media score è di 4,2.

Buca 13, par 4 di 342 metri.
È la stessa buca che era nel 2004, anche se presenta come caratteristica il fairway più stretto del campo, ampio 15 metri scarsi. I giocatori tirano il primo colpo da un tee sopraelevato e devono fare in modo di tenersi un wedge come secondo colpo, verso un green davvero ondulato. Il bunker a destra è spesso frequentato durante i tornei.
Ha un hcp 14 e la media score è 4,2.

Buca 14, par 4 di 474 metri.
Questa buca è stata allungata di 70 metri per trasformarla in un par 4 lungo. Il tee shot è sopraelevato, con una discesa molto ripida dal tee al fairway e tiri da destra a sinistra. L’angolo migliore per l’approccio al green è da sinistra perché c’è una leggera apertura al green. L’approccio risulterà leggermente in salita.
Ha un hcp 6 e la media score è di 4,3.

Buca 15, par 4 di 374 metri.
Il tee shot è sopraelevato anche qui e molti giocatori tirano il drive a superare la cresta in mezzo al fairway, lasciandosi un ferro al green protetto da bunker.
Ha un hcp 9 e una media score di 4,3.

Buca 16, par 5 di 563 metri. 
La buca è stata allungata di 68 metri e sembra ancora più lunga a causa del vento costante che soffia da destra. Dovrebbe essere un par 5 raggiungibile in tre colpi, con un fairway da prendere sul lato destro. La maggior parte dei giocatori faranno un lay up prima del bunker sulla destra a 91 metri dal green. Quest’ultimo è stretto e difeso da altri bunker. Qui, nel 1995, Phil Mickelson chiuse con più di sei colpi quando era quarto in classifica.

Buca 17, par 3 di 165 metri.
Il green è stato ampliato, permettendo una pin position a sinistra sul fondo. Il vento qui soffia da sinistra e i bunker si trovano su entrambi i lati del green.
Ha un hcp 12 e una media score di 3,2.

 

Buca 18, par 4 di 443 metri.
Un nuovo tee shot ha aggiunto 32 metri di lunghezza, rendendolo cieco. Il vento soffia da destra a sinistra, aiutando i giocatori sul secondo colpo. Il tee shot migliore è quello giocato a destra, lasciando una visuale migliore sul green.
Ha un hcp 6 e una media score di 4,3.

Aspettando lo US Open, l'ultima volta del FedEx St. Jude Classic

Il PGA Tour fa tappa oggi a Memphis, nel Tennessee, per il FedEx St. Jude Classic, ultima tappa per potersi qualificare allo US Open 2018 di Shinnecock Hills.

Inoltre, sarà l’ultimo anno in cui il torneo verrà disputato in questa settimana e l’ultimo anno che lo troveremo nel calendario del PGA Tour.

Nel 2019, il FedEx St. Jude avrà un nuovo nome: World Golf Championship e prenderà il posto del WGC Bridgestone Invitational.

Questa settimana Daniel Berger, vincitore delle ultime due edizioni del torneo, dovrà vedersela con un field molto agguerrito e ricco di grandi giocatori nonostante l’imminente inizio del secondo Major stagionale.

Ci sarà l’ex numero uno al mondo e vincitore del FedEx St. Jude 2012 Dustin Johnson in compagnia di Brooks Koepka, Phil Mickelson, Henrik Stenson e Joaquin Riemann, la stella diciannovenne proveniente dal Cile che in cinque apparizioni da professionista ha già collezionato tre top-10.

In attesa dello US Open, gustiamoci l’ultima volta del FedEx St. Jude Classic

Record di iscrizioni per lo U.S. Open 2018

Un field di 156 giocatori scenderà in campo il prossimo giugno per lo U.S. Open 2018 a Shinnecock Hills.

Ma riuscire a essere presente nel field di New York, sarà un’impresa ancor più ardua del giocare lo stesso Major.

La USGA ha infatti annunciato di aver ricevuto 9.049 iscrizioni per l’Open Americano. E di questi, solo 54 giocatori sono esenti dalle qualifiche.

“Il continuo interesse mondiale nel competere nello U.S. Open Championship, uno dei test più difficili del golf, è significativo,” ha dichiarato Stuart Francia, chairman del comitato dei campionati USGA.

“Non vediamo l’ora di condurre qualifiche locali e sezionali così come di organizzare lo U.S. Open a Shinnecock Hills, uno dei cinque club fondatori della USGA, per la quinta volta nella storia.”

È l’ottavo numero di iscritti più alto della storia, con Pinehurst n.2 che guida la classifica grazie ai 10.127 del 2014.

Per poter scendere in campo allo U.S. Open occorre avere un hcp di massimo 1.4 oppure essere professionista.

Solo nella giornata di mercoledì 25 aprile, quando le iscrizioni sarebbero state chiuse, ben 515 giocatori si sono iscritti, 115 dei quali nell’ultima ora disponibile.

Ora i riflettori si accenderanno sulle 112 qualifiche locali, che attraverseranno ben 45 stati americani e il Canada tra il 30 aprile e il 17 maggio.

Solo i migliori 156, poi, potranno scendere sul percorso di Shinnecock Hills e provare a conquistare il 118esimo U.S. Open.

U.S. Open 2018: Tiger c’è!

Tiger Woods ha giocato il suo primo Major la scorsa settimana ad Augusta dopo tre anni di assenza.

È stato un ritorno tanto atteso, che sebbene non è risultato essere vincente, ha fatto registrare al campione americano un ottimo score e piazzamento.

Ora, i tanti sostenitori della Tigre non dovranno aspettare troppo per rivederlo in azione in un Major.

L’appuntamento sarà tra 10 settimane, quando scenderà in campo a Shinnecock Hills per lo U.S. Open.

L’annuncio è stato dato dalla USGA che ha affermato come Woods abbia confermato la sua partecipazione al secondo Major stagionale.

Lo U.S. Open tornerà quest’anno dopo 14 anni a Shinnecock Hills e lo farà dal 14 al 17 giugno. Tiger, che di U.S. Open ne ha vinti tre, ha registrato l’ultima partecipazione al Major americano nel 2015 a Chambers Bay, quando dopo un 80 e un 76 non superò neppure il taglio.

Quest’anno, sarà anche l’ultima volta in cui Tiger sarà esente dal qualificarsi al Major. Sono infatti trascorsi 10 anni dall’ultima vittoria a Torrey Pines. Potrà ricevere altre esenzioni se dovesse posizionarsi nella top 10 a Shinnecock Hills, così come se giocasse il Tour Championship o se prima dello U.S. Open del prossimo anno sarà tra i primi 60 del ranking.

Nell’eventualità che non riuscisse a qualificarsi, potrebbe ricevere un invito speciale dalla USGA. Già perché il prossimo anno il Major sbarcherà a Pebble Beach, lo stesso percorso in cui Tiger vinse con record nel 2000.
A Shinnecock Hills il campione americano non ha mai registrato grandi risultati.

Nel 1995, al suo debutto come Amateur, si ritirò per un problema al collo e nel 2004 chiuse 17esimo.
Poco importa, perché ora di giugno Tiger può solo migliorare le ottime performance ottenute in questo 2018 e riuscire a raggiungere la top 10.