J.B. Holmes colpevole di gioco lento: 4 minuti e 10 secondi per uno shot

Mancano quasi cinque mesi all’Austrian Open, quando lo European Tour sperimenterà il tanto temuto Shot Clock.

50 secondi per il primo giocatore a tirare di ogni team e 40 per i successivi, sono questi i tempi dettati dal regolamento.

Per molti professionisti sono pochi, per altri addirittura tanti. Di certo per J.B. Holmes sono troppo pochi e chissà se proprio per questo preferirà dare forfait al torneo.

Il campione americano è stato protagonista di un brutto episodio di gioco lento durante l’ultima buca del Farmers Insurance Open, scatenando l’ira del pubblico e degli altri professionisti in campo.

Quando si parla di “slow play” nel golf di tutti i giorni, si rischia di finire a discutere perché spesso sono gli stessi “ritardatari dello swing” a non rendersi conto dei problemi arrecati ai compagni.

Lo stesso è successo ieri sul Tour: J. B. Holmes non si è nemmeno scusato. E di motivi per farlo ne aveva diversi.

Ci ha messo esattamente 4 minuti e 10 secondi per compiere un colpo sul fairway della buca 18. 4 minuti e 10 secondi.

Un tempo record, che va contro ogni regola del golf ma soprattutto contro l’etichetta.

Il verdetto del web e del campo è stato spietato. Colpevole certo, di aver distratto Alex Noren, con cui giocava, rischiando che perdesse la testa della classifica.

Colpevole di aver fatto passare il golf per l’ennesima volta come uno sport lento.

I fatti: Jason Day aveva già chiuso il suo Farmers Insurance Open con uno score di -10 e si trovava temporaneamente in testa con Noren.

Quest’ultimo era in fairway al par 5 della 18 del South Course di Torrey Pines, a 210 metri dal green.

E Holmes? Avrebbe avuto bisogno un eagle per posizionarsi in testa con i compagni e si trovava in fairway a 219 metri.

Per fare questo colpo al green ci ha messo 4 minuti e 10 secondi.

Secondo il PGA Tour Player Handbook e secondo le regole del torneo, ciascun giocatore ha a disposizione 40 secondi per effettuare un colpo.

Si possono aggiungere 10 secondi per diverse situazioni particolari, non applicabili a questo caso.

E pensare che Holmes ha impiegato 3 minuti e mezzo in più, per poi tirare il secondo colpo in rough.

Avesse fatto almeno eagle... Invece ha chiuso in birdie, posizionandosi quarto.

Alla domanda dei cronisti se si fosse pentito della sua ‘lentezza’ ha risposto: “No assolutamente. Stavo cercando di vincere e fa parte del gioco.”

Noren ha aspettato con pazienza senza batter ciglio. Anche se gli effetti sul suo gioco ci sono stati, visto il legno tre giocato dopo il green e il par salvato per andare al playoff.

Gli ultimi gruppi ci hanno messo sei ore per chiudere il torneo, causando così lo slittarsi del playoff a questa mattina.

Holmes non ha ricevuto alcuna penalità o rimprovero per quanto fatto. E visto il coraggio avuto nel proferirsi innocente, in questa domenica del Tour hanno perso un po’ tutti.

Dal golf agli arbitri, passando per gli stessi professionisti. Ma più di tutti lo stesso Holmes.

Molinari e Woods in campo insieme a San Diego

Non saranno in lotta per il titolo, ma saranno i giocatori con il maggior seguito di pubblico nella quarta giornata del Farmers Insurance Open; sul South Course di Torrey Pines Francesco Molinari, Tiger Woods e Hideki Matsuyama partiranno dalla buca 10 alle 8.15 locali (le 17.15 in Italia).

Nella domenica californiana i tifosi saranno ancora una volta tutti con Tiger, che dopo aver passato il taglio "on the number" ha recuperato 26 posizioni con un giro in 70 colpi grazie ad una prestazione straordinaria sui green nonostante pessimi colpi sia dal tee (solo 3 fairway presi) che con i ferri corti. Colpi di recupero e approcci spettacolari hanno entusiasmato la folla.

Molinari e Matsuyama sono giocatori di alto livello abituati a giocare con tanto pubblico, ma dovranno comunque adattarsi alla presenza di Tiger nel loro gruppo. Dopo un ottimo primo giro Chicco è sceso in classifica con due giri in 73 colpi dopo il 68 di giovedì e si trova in 44esima posizione insieme al giapponese Matsuyama, numero 5 al mondo.

In testa al torneo dopo 54 buche troviamo lo svedese Alex Noren (-11), con un colpo di vantaggio su Ryan Palmer; un torneo ancora apertissimo con 16 giocatori in 4 colpi, Jason Day e Justin Rose sono quinti a -8 e Jon Rahm è dodicesimo a -7; lo spagnolo vinse lo scorso anno con una gran rimonta nelle ultime 9 buche conclusa con l'eagle alla 18.

Tiger supera il taglio e zittisce anche i più scettici

Vincerà e dominerà gli avversari. Soffrirà e avrà una ricaduta. Non supererà nemmeno il taglio, cercando di sopravvivere.

Quante frasi e quanti commenti abbiamo sentito prima del grande ritorno di Tiger. Ora non esageriamo e non ci sentiamo neppure sgarbati ad affermare: alla faccia di chi non ci credeva.

È il primo pensiero balzato alla mente di molti ieri a mezzanotte, quando i social si sono riempiti di foto di Tiger Woods esultante col pugnetto alzato. E, forse, l’avrà pensato anche lo stesso campione americano.

Tiger è tornato e ha superato il taglio al Farmers Insurance Open con un birdie alla buca 9 (sua buca 18). Ha raggiunto il primo importante obiettivo, ‘zittendo’ coloro i quali non avrebbero mai scommesso neppure un euro (o un dollaro) su di lui.

Il primo taglio superato dopo tre lunghi anni: l’ultima volta fu il 2015 al Wyndham Championship.

Dopo aver chiuso il primo giro in par con 72 colpi, Tiger ha dovuto lottare tutta la giornata di ieri per superare il taglio proiettato a -1.

E ci ha fatto tremare fino all’ultima buca.

È partito dalla 10 del North Course di Torrey Pines, un percorso che gli ha sempre dato soddisfazioni in passato.

Tutto è andato liscio fino alla 13, par 4 di 420 metri, che non dovrebbe dare problemi particolari ai professionisti.

Qui ha chiuso con un doppio bogey, portandosi a +2 per il torneo con ancora 14 buche da giocare.

Le sue prime nove sono continuate normalmente, con una fila di par fino alla 18, spesso realizzati grazie a ottimi recuperi con il gioco corto.

Alla 1, sua buca 10, si è scatenato: ha imbucato un eccezionale putter per il birdie da 15 metri, mandando la folla in delirio.

I birdie sono continuati anche alla 5 e alla 7, grazie a un gioco corto perfetto. Dopo aver segnato il bogey alla 8 (sua 17), Tiger è tornato in par per il torneo e aveva bisogno di un birdie al par cinque della 9 per poter superare il taglio.

Non ci ha pensato due volte, avvicinandosi persino all’eagle grazie al secondo colpo in green e al lungo putt tirato a pochi centimetri.

Così ce l’ha fatta, mettendo in campo un ottimo gioco corto, proprio quello che gli aveva dato del filo da torcere a dicembre durante l’Hero World Challenge.

Ieri è stato invece il gioco lungo, specialmente il drive, ad averlo messo in difficoltà. Tiger ha risposto così con sei up&down in sette buche fallendo solo al par tre della 8, in cui il chip lo ha abbandonato. È stato però un blackout momentaneo.

Sebbene la testa della classifica sia davvero lontana, con Ryan Palmer a -11 e Jon Rahm a -10, Tiger ha dimostrato di poter essere ancora competitivo anche dopo un lungo infortunio e anche a 42 anni.

Ma ciò che forse conta ancora più del taglio e del risultato, è il suo stato di forma. Tiger sta bene, non ha dato segni di dolore o di cedimento. Ha giocato due giri consecutivi senza problemi, senza lanciare a terra il bastone per gli spasmi alla schiena che l’hanno sempre tormentato.

Dopo due lunghi anni, perché il ritorno del 2017 è durato appena due tornei, possiamo dire che sia finalmente guarito. La fusione spinale pare aver funzionato, ridando al campione la forza di un tempo.

“Sono stati 12 mesi lunghi. Sono stato lontano per molto tempo,” ha affermato.

“È fantastico essere qui a competere e giocare. Sto ancora seguendo le mie sensazioni, ma ho solo bisogno di giocare di più.”

E se riuscire a giocare 72 buche consecutive sembrerà un’ovvietà per molti, per Tiger non lo è. È un trionfo.

Ora c’è ancora il weekend davanti. Senza pressioni ma soprattutto con il gioco dei primi due giri può solo fare meglio.

Noi, non vediamo l’ora di goderci lo spettacolo.

Rahm: lo spagnolo che domina sul PGA Tour

In pochi forse sanno chi sia, ma Jon Rahm in questo 2018 sta cercando di farsi conoscere e amare da tutti gli appassionati golfisti.

Classe 1994, il cognome Rahm potrebbe indurre in errore, pensando che il giovane professionista sia cresciuto come altri nel vivaio americano.

Invece no, perché oltre a Rahm il giovane Jon (senza h) si chiama anche Rodríguez. Proprio così, nato in Spagna più precisamente a Barrika, Rahm è cresciuto con il mito di Tiger, certo, ma anche di un certo Severiano Ballesteros.

Ha frequentato la Arizona State University ed è diventato professionista nel 2016, dopo aver dominato il World Amateur Golf Ranking per ben 60 settimane.

E ora, dopo aver regnato tra gli Amateur, Jon potrebbe ripetersi spodestando Dustin Johnson dal trono e diventando lui il re del Ranking Mondiale.

Ha aperto il 2018 nel modo migliore: posizionandosi secondo dietro a Johnson nel Sentry Tournament of Champions e vincendo il CareerBuilder Championship settimana scorsa al playoff.

Ora è secondo nel ranking a un passo da DJ ed è impegnato a difendere il titolo nel Farmers Insurance Open.

Questa settimana, visto anche il 68 registrato ieri, Rahm potrebbe diventare il nuovo numero 1. Ma per farlo deve rimanere concentrato e con i piedi per terra.

Infatti, dopo solo 24 ore dalla vittoria di domenica scorsa al playoff, Rahm era ancora in fibrillazione.

È giunto a Torrey Pines con l’adrenalina a mille e la testa che volava già troppo avanti, per uno sport imprevedibile come il golf.

Così si è preso un momento per calmarsi e per tornare alla realtà.

“Martedì avevo tutta la giornata organizzata ma il mio Manager si è accorto che ero troppo euforico e attivo. Allora mi ha detto che avevo l’adrenalina troppo alta e che dovevo concentrarmi su questo torneo,” ha dichiarato Rahm.

“Abbiamo cambiato la conferenza stampa, giocato nove buche e siamo andati via dal percorso il prima possibile per rilassarci.”

E sembra che fosse proprio quello che lo spagnolo avesse bisogno. Dopo un inizio di giornata relativamente tranquillo, con due bogey e tre birdie nelle prime 12 buche, Rahm ha ottenuto altri tre birdie chiudendo in 68 colpi e posizionandosi quarto.

Un risultato ottimo che continua a dimostrare come stia giocando il miglior golf della sua carriera.

Pensate che nelle ultime tre apparizioni, compreso il DP World Tour Championship di novembre a Dubai, Rahm ha chiuso rispettivamente primo, secondo e primo.

E se ancora non lo conoscevate, fidatevi... imparerete a farlo.

Tiger Woods al rientro sul tour: sarà la volta buona?

Dodici mesi fa avremmo potuto scrivere lo stesso articolo; dopo un anno di stop e una discreta prestazione all'Hero World Challenge sul suo campo alle Bahamas, Tiger Woods annunciava l'iscrizione a 4 tornei in 5 settimane, partendo proprio dal Farmers Insurance Open a Torrey Pines, campo sul quale ha vinto ben 8 volte... e invece Tiger mancò il taglio, volò a Dubai dove si ritirò dopo il primo giro annunciando pochi giorni dopo il nuovo intervento chirurgico e l'ennesima stagione persa.

Quest'anno però sembra che le cose siano diverse, il gioco messo in mostra a dicembre alle Bahamas (su di un campo facile) è stato impressionante e le opinioni positive più importanti son arrivate dai colleghi di gioco, sorpresi dalla ritrovata potenza e dalla fluidità del movimento della Tigre.

Woods non partecipa ad una stagione completa dal 2013, quando vinse 5 tornei e chiuse l'anno al numero 1 del mondo; da allora tante operazioni, tanti ritiri, un solo top10 nell'estate del 2015. L'attesa ancora una volta è enorme, il campo lo conosce bene ma è tosto, con fairway stretti e rough penalizzante; conosciamo tutti la sua determinazione, ma già passare il taglio può essere considerato un successo.

Tiger sarà sul tee della 1 insieme a Patrick Reed e Charley Hoffman alle 10.40 di San Diego (19.40 in Italia) giovedì 25 gennaio sul campo South (il torneo si gioca su 2 campi); il PGA Tour ha preferito staccarlo dai favoriti del torneo, come il campione in carica Jon Rahm (vincitore la scorsa settimana), Rickie Fowler, Justin Rose, Hideki Matsuyama e Jason Day.

Esordio stagionale per Francesco Molinari che sarà al via alle 9.10 locali sul South Course; diretta su Sky Sport a partire dalle 21.00 di giovedì 25.

 

Sergio Garcia difende il titolo a Dubai

La seconda tappa del "desert swing" vede l'esordio stagionale sull'European Tour di Sergio Garcia, campione in carica e reduce dalla netta vittoria al Singapore Open sull'Asian Tour. Per il campione spagnolo si è trattata della seconda vittoria dopo essersi aggiudicato il Masters 2017 (si è imposto nel torneo di casa a Valderrama) rientrando così nei top10 del ranking mondiale. La giacchetta verde, si sa, da molto prestigio ma nei mesi successivi richiede un notevole impegno pubblicitario. Garcia ha portato in giro per il mondo il simbolo di Augusta con orgoglio, tirando il calcio d'inizio al Santiago Bernabeu prima del "Clasico" o assistendo ad un match di Rafa Nadal a Wimbledon, nel Royal Box e con la giacchetta verde del Masters. Nel 2017 inoltre Garcia si è sposato con Angela Akins e la coppia è in attesa del primo figlio, in arrivo a marzo 2018.

Gli avversari dello spagnolo all'Omega Dubai Desert Classic non mancano e sono certamente agguerriti; il favorito dei bookmakers è Rory McIlroy (5.50), reduce da un'ottima prestazione ad Abu Dhabi e 2 volte vincitore di questo torneo (nel quale ha ottenuto 7 top 10 consecutivi); Henrik Stenson ha chiuso la settimana scorsa in crescendo, fu secondo a Dubai lo scorso anno e vinse nel 2007 su questo stesso campo.

Sul tee di partenza troveremo anche il leader della RaceToDubai Tommy Fleetwood, Matt Fitzpatrick, Thomas Pieters e Ross Fisher, protagonisti la scorsa settimana, oltre a Grace, Oosthuizen, Hatton, Cabrera-Bello, Kaymer, Westwood e Poulter.

Nuovamente quattro gli italiani in campo, con Renato Paratore primo in campo alle 7.10 locali di giovedì; lo seguiranno a pochi minuti di distanza Matteo Manassero, Nino Bertasio ed Edoardo Molinari.

Il gruppo stellare sarà formato da Sergio Garcia, Henrik Stenson e Rory McIlroy che saranno sul tee della buca 10 alle 8.00 di giovedì mattina (le 5 in Italia).

Il torneo verrà trasmesso in diretta su Sky Sport a partire dalle 7.00 di giovedì 25 gennaio.

Parte da Abu Dhabi la stagione della riscossa di Rory McIlroy!

L'Abu Dhabi HSBC Championship è il primo importante torneo della stagione 2018 dell'European Tour con un montepremi di 3 milioni di dollari e un field di primissimo piano; ci sarà il numero 1 al mondo Dustin Johnson, secondo lo scorso anno dietro al vincitore della Race To Dubai Tommy Fleetwood (pronto a difendere il titolo); ci saranno Justin Rose ed Henrik Stenson, Paul Casey e Tyrrell Hatton, Kuchar, Cabrera-Bello, Fitzpatrick, Pieters, Poulter e il 3 volte vincitore Martin Kaymer.

Ma tutti i riflettori saranno puntati su Rory McIlroy, che per la prima volta dalla sua prima vittoria sul tour nel 2009 ha concluso un anno intero senza trionfi. Dopo aver clamorosamente perso il South African Open al playoff contro Storm, il campione nordirlandese si dovette fermare per una frattura ad una costola; un problema probabilmente sottovalutato che ha condizionato tutto il 2017 di Rory, che nel frattempo si è anche sposato in aprile. Solo 18 tornei disputati (con 7 top 10), con il quarto posto all'Open Championship (senza mai essere in contention) e il settimo al Masters. Rory ha chiuso in anticipo la stagione all'Alfred Dunhill Links Championship ai primi di ottobre, congedandosi dal 2017 con un giro anonimo in 72 colpi sull'Old Course di Saint Andrews.

Tre mesi di stop per risolvere si spera definitivamente i problemi fisici e mettere a punto l'attrezzatura dopo il passaggio a TaylorMade avvenuto lo scorso maggio con un contratto multi milionario.

Si aprirà con una vittoria la stagione dell'ex numero 1 al mondo (scivolato fuori dai top10 del ranking mondiale)? Il torneo di Abu Dhabi sembra stregato, dato che McIlroy lo ha concluso per ben 4 volte al secondo posto (in tre occasioni ad un solo colpo dal vincitore). Difficile fare pronostici su questo torneo, ma la stagione 2018 dovrà dimostrare se Rory è ancora il numero 1 (come da molti è considerato per via del suo gioco ammaliante), oppure se il declino è già iniziato. Il primo appuntamento chiave sarà in aprile ad Augusta, dove continuerà la caccia al grande slam mentre sarà sicuramente il giocatore più atteso alla Ryder Cup di Parigi, per via del suo record stellare nella competizione e della sua leadership necessaria per riconquistare la Ryder dopo la netta sconfitta del 2016.

Il torneo prenderà il via giovedì 18 gennaio alle 7.20 locali (4.20 in Italia) e McIlroy partirà 20 minuti più tardi dalla buca 10 insieme a Dustin Johnson e a Tommy Fleetwood.

Quattro italiani fanno parte del field: Renato Paratore (7.40 locali dalla 1), Nino Bertasio (7.50 dalla 1), Matteo Manassero (8.30 dalla 10) ed Edoardo Molinari (12.35 dalla 10).

Le quattro giornate di gioco verranno trasmesse in diretta su Sky Sport, partendo dalle 7.30 italiane di Giovedì 18.