Il fenomeno TopGolf sbarca in un Golf Club!

Un Golf Club con all’interno il fantastico Top Golf?

Non è utopia ma realtà!  

Il brand di intrattenimento golfistico più di successo e famoso al mondo sta espandendo prepotentemente il suo business all’interno degli Stati Uniti, aprendo un locale dietro l’altro.

Solo negli ultimi sei mesi, TopGolf ha aperto sette nuove location e ha in programma di aprirne altre 10 nei prossimi mesi.

All’interno dei nuovi progetti, ce n’è uno che balza subito agli occhi e che segna il più grande traguardo per lo stesso TopGolf.

Il divertente locale americano aprirà i battenti a West Palm Beach, in Florida, e più precisamente al Municipal Golf Course.

TopGolf prenderà infatti parte ai lavori di ristrutturazione del percorso, valutati per 86 milioni di dollari, e per la prima volta sarà partner di un vero Golf Club.

Cosa cambia? Molto, soprattutto per la crescita del golf.

Sì, perché TopGolf è uno dei locali più rinomati d’America - sia tra i golfisti che tra i non golfisti - e, sebbene molti credevano che la sua struttura particolare potesse distogliere l’affezione dal golf reale, le statistiche dicono il contrario.

La National Golf Foundation ha redatto uno studio scoprendo dei dati davvero interessanti.

Per prima cosa, i golfisti esperti sembrano scendere in campo molto più frequentemente e volentieri dopo essersi recati nel locale.

Ora però arriva il bello: il 53% dei non golfisti ha affermato che giocare nei TopGolf ha influenzato positivamente il loro interesse nel praticare il golf ‘reale’.

Del resto si tratta proprio della natura di TopGolf: promuovere il golf fuori dal campo anche a chi non lo pratica, convincendoli in maniera semplice e incondizionata.

Il 94% dei non golfisti, infatti, si trova a proprio agio all’interno di una struttura TopGolf e il 23% dei neo golfisti (da meno di tre anni), ha affermato di aver iniziato proprio dopo essersi avvicinati allo sport nel locale.

E i numeri di TopGolf sono da capogiro: circa 20milioni di persone sono attirate ogni anno nel locale e 8.2 milioni di queste, non giocano a golf.

Con lo sbarco del locale in un vero Golf Club, questi numeri farebbero crescere esponenzialmente i golfisti americani.

6000 metri quadri disposti su tre piani con annesso ristorante e altri 278 metri quadri dedicati al divertimento, sorgeranno a sud-ovest del West Palm Beach Municipal Golf Course proprio vicino alla Club house e a un hotel cinque stelle.

“Sono molto felice che avremo finalmente qualcosa che entusiasmerà le persone - giovani, anziani, residenti e turisti - accanto al nostro percorso,” ha affermato Jeri Muoro, Mayor di West Palm Beach.

I lavori inizieranno la prossima estate e continueranno fino alla fine del 2019, comprendendo anche un driving range in erba per permettere alle persone di passare dal golf “virtuale” a quello “reale”.

Thomas vince e avvisa: “Sono più forte dello scorso anno”

Ha vinto il titolo di miglior giocatore dell’anno del PGA Tour solo lo scorso novembre. Ma sembra che il 2018 di Justin Thomas continuerà sulla stessa scia del 2017.

Lo dimostrano i numeri e soprattutto il gioco che riesce a mettere in campo ogni torneo.

Il campione americano, ha ottenuto la vittoria ieri nell’Honda Classic, registrando nuovi record.

Thomas è volato al terzo posto nel Ranking Mondiale e detiene la leadership della classifica FedEx Cup con 1258 punti, diventando il favorito principale per la vittoria del Masters. Non solo, perché ieri ha scritto un pezzo di storia nei libri del Tour: è diventato il terzo giocatore degli ultimi 30anni ad aver vinto otto volte prima di compiere i 25anni.

La conquista dell’Honda Classic è la seconda della stagione, la settima nelle ultime 31 apparizioni e l’ottava, appunto, in carriera.

Ma il gioco, se si può dire, sembra più solido del 2017. E non che lo scorso anno fosse malvagio, anzi.

Aprì con una vittoria alle Hawaii ma poi mancò il taglio per cinque eventi consecutivi e in estate non ne superò altri tre prima di aggiudicarsi il suo primo Major al PGA Championship.

Poi le cose hanno iniziato ad andare meglio, con la vittoria della FedEx Cup prima e della CJ Cup in Corea del Sud, poi.

In tutte le tre apparizioni che hanno preceduto l’Honda Classic non ha mai chiuso oltre il diciassettesimo posto. E se gli chiedete se pensa di essere più forte del 2017, ecco come vi risponde.

“Sì certo, mi sento più fiducioso in tutte le parti del mio gioco. Ho giocato davvero bene in due tornei consecutivi ed è grandioso,” ha affermato Thomas.

“Ho giocato bene il driver quando l’avevo bisogno. Così come ho giocato bene i ferri e i wedge. Ho ottenuto degli ottimi up&down così come ho imbucato molto. Sì, certo sento che il mio gioco è davvero più forte adesso.”

Il 2018 è ancora lungo, ma se queste sono le premesse Thomas sarà ancora protagonista.

Il golf è uno sport pericoloso?

Il golf è uno sport pericoloso? Non scherziamo, risponderete.

Certo il rischio di prendere un’insolazione nelle giornate più calde, è spesso alto.

Per non parlare del pericolo di essere colpiti da una pallina a causa di qualche tee shot sbagliato… Anche se il previdente “Fore”, quando urlato, evita spesso brutti epiloghi.

Rischi, certo, che non sono da paragonare con gli sport di contatto, come il rugby o l’hockey.

Eppure c’è chi è pronto a dimostrare, con tanto di dati alla mano, come il golf sia molto più pericoloso dei suoi colleghi.

Si tratta di Golf Support, che ha analizzato diversi report sugli infortuni contratti negli sport.

Nel documento del 2016 pubblicato dal National Health Statistics Report americano, che ha studiato più di 8.6 milioni milioni di infortuni sportivi, si afferma come il golf abbia un tasso di 1,8 infortuni ogni 1000 persone.

Nonostante la statistica dimostri come la pratica di esercizi generici (5,3), il basket ball (3,3) e il football (3,1) siano ben più pericolosi, il golf ha comunque una percentuale più alta di Rugby (1,5), Hockey (1,5) e, pensate, degli sport di combattimento (1,2).

Se non vi basta lo studio di Golf Support, il British Journal of Sports Medicine ha rivelato che tra il 15,8% e il 40,9% dei golfisti amatoriali soffre di infortuni annuali. E i problemi alla schiena (tra il 15,2% e il 34%) sono i maggiori.

Numeri che fanno riflettere ma che non fermeranno certo i tanti amanti del golf.

In fondo l’amore è sempre cieco e vince su tutto, anche sugli infortuni.

I numeri da capogiro del Phoenix Open, fanno bene al torneo?

Un altro anno, un altro record.

Il Waste Management Phoenix Open è ufficialmente il più grande spettacolo del PGA Tour, merito di una continua crescita e a numeri da capogiro.

Gli organizzatori erano stati ottimisti quando la scorsa settimana avevano affermato che nella giornata di sabato sarebbero arrivati a Phoenix 250.000 spettatori. Ma mai si sarebbero aspettati un risultato finale così positivo.

Il percorso del TPC Scottsdale ha ospitato questa settimana ben 719.179 persone, il più alto numero di visitatori della storia del PGA Tour che ha superato di gran lunga i 655.434 dello scorso anno.

Solo nella giornata di sabato, il torneo ha registrato l’ingresso di 216.818 supporters, con più di 300 in coda già alle 4 del mattino, per entrare e aggiudicarsi un posto intorno alla buca 16.

Ottimi risultati anche nel secondo giro di venerdì, quando 191.400 persone hanno varcato il cancello di TPC: quasi 30.000 in più che nel 2017.

Con questi numeri e con il tifo sempre più selvaggio che si verifica durante ogni giro di gara al par 3 della 16, resta da chiedersi se i numeri da record non rischino di danneggiare l’immagine del torneo stesso.

Proprio quest’anno, Jordan Spieth è stato distratto due volte durante lo swing a causa delle grida indirizzategli e Rickie Fowler si è detto contrario ai tanti “boo” ricevuti sul green.

E se poi anche Phil Mickelson, uno che ha sempre amato il tifo selvaggio della 16, dichiara di essersi trovato nella condizione più disagevole della sua vita durante il giro di sabato a causa dell’alto numero di spettatori…

Siamo sicuri che il vociare dei fan e la loro così alta presenza, faccia bene al torneo?

Rahm: lo spagnolo che domina sul PGA Tour

In pochi forse sanno chi sia, ma Jon Rahm in questo 2018 sta cercando di farsi conoscere e amare da tutti gli appassionati golfisti.

Classe 1994, il cognome Rahm potrebbe indurre in errore, pensando che il giovane professionista sia cresciuto come altri nel vivaio americano.

Invece no, perché oltre a Rahm il giovane Jon (senza h) si chiama anche Rodríguez. Proprio così, nato in Spagna più precisamente a Barrika, Rahm è cresciuto con il mito di Tiger, certo, ma anche di un certo Severiano Ballesteros.

Ha frequentato la Arizona State University ed è diventato professionista nel 2016, dopo aver dominato il World Amateur Golf Ranking per ben 60 settimane.

E ora, dopo aver regnato tra gli Amateur, Jon potrebbe ripetersi spodestando Dustin Johnson dal trono e diventando lui il re del Ranking Mondiale.

Ha aperto il 2018 nel modo migliore: posizionandosi secondo dietro a Johnson nel Sentry Tournament of Champions e vincendo il CareerBuilder Championship settimana scorsa al playoff.

Ora è secondo nel ranking a un passo da DJ ed è impegnato a difendere il titolo nel Farmers Insurance Open.

Questa settimana, visto anche il 68 registrato ieri, Rahm potrebbe diventare il nuovo numero 1. Ma per farlo deve rimanere concentrato e con i piedi per terra.

Infatti, dopo solo 24 ore dalla vittoria di domenica scorsa al playoff, Rahm era ancora in fibrillazione.

È giunto a Torrey Pines con l’adrenalina a mille e la testa che volava già troppo avanti, per uno sport imprevedibile come il golf.

Così si è preso un momento per calmarsi e per tornare alla realtà.

“Martedì avevo tutta la giornata organizzata ma il mio Manager si è accorto che ero troppo euforico e attivo. Allora mi ha detto che avevo l’adrenalina troppo alta e che dovevo concentrarmi su questo torneo,” ha dichiarato Rahm.

“Abbiamo cambiato la conferenza stampa, giocato nove buche e siamo andati via dal percorso il prima possibile per rilassarci.”

E sembra che fosse proprio quello che lo spagnolo avesse bisogno. Dopo un inizio di giornata relativamente tranquillo, con due bogey e tre birdie nelle prime 12 buche, Rahm ha ottenuto altri tre birdie chiudendo in 68 colpi e posizionandosi quarto.

Un risultato ottimo che continua a dimostrare come stia giocando il miglior golf della sua carriera.

Pensate che nelle ultime tre apparizioni, compreso il DP World Tour Championship di novembre a Dubai, Rahm ha chiuso rispettivamente primo, secondo e primo.

E se ancora non lo conoscevate, fidatevi... imparerete a farlo.

Tiger Woods svela chi potrebbe interpretarlo in un film sulla sua vita

Tiger Woods è uno dei campioni più conosciuti del golf.

Non azzarderemo ad affermare, che si tratta del golfista più amato.

Con il suo carisma e le sue tante vittorie ha ispirato generazioni di possibili campioni, molti dei quali sono già al successo sul PGA Tour.

Justin Thomas, Rickie Fowler, John Rahm, Dustin Johnson e Jordan Spieth sono tutti cresciuti con il mito di Tiger. Così come siamo cresciuti noi. È normale quindi, che il suo ritorno sia il più atteso e che tutti desiderano abbia un esito positivo.

Un grande campione la cui storia meriterebbe di essere raccontata in un film, per trasmettere anche ai piccoli golfisti di oggi quanto Tiger abbia fatto per il golf.

Un film, e chi potrebbe interpretare il grande campione americano? A svelarcelo è proprio Tiger, tornato proprio oggi sul PGA Tour al Farmers Insurance Open.

La Tigre nella giornata di ieri ha risposto a una serie di Question&Answer per promuovere il Genesis Open, torneo che si svolgerà dal 15 al 18 febbraio al Riviera Country Club e che sostiene la Tiger Woods Foundation.

Una delle domande poste, è stata proprio la seguente: “Quale attore ti potrebbe rappresentare in un film sulla tua vita?” E Tiger non ci ha pensato due volte.

“Direi Denzel (Washington) per la versione giovane, e Samuel L. Jackson per quella più vecchia.”

Un attore due volte premio Oscar (Washington) e una delle star più carismatiche degli ultimi vent’anni a rappresentare sullo schermo il più grande campione di tutti i tempi.

Non fa una grinza.

Il Rookie Orientation del LET al Sella Golf Resort di Alicante

A marzo 2017, quasi un anno fa, i vincitori dell’FB Trophy sono scesi in campo nella finalissima per contendersi il primato. A fare da cornice all’avvincente sfida, fu niente meno che il La Sella Golf Resort & Spa ad Alicante, in Spagna. Struttura tra le più affascinanti e avanzate d’Europa, vanta al suo interno un percorso davvero acclamato. Disegnato nel 1991 da José Maria Olazábal, è composto da 27 buche che spingono i giocatori a una prova quasi da Tour.

Il Dénia La Sella Golf Resort & Spa è l’unico Resort nell’area di Alicante ad avere 27 buche ed è anche la prima struttura ad aver ottenuto la Natural Park Certification da parte della comunità autonoma di Valencia.

Insomma, una meta da sogno che non a caso è stata scelta anche dal Ladies European Tour. Per il quarto anno consecutivo, il Tour femminile Europeo ha scelto La Sella come meta dei suoi corsi di formazione. Proprio qui infatti, la classe delle matricole 2018 del LET trascorrerà quattro giorni di corsi, dai social media alla finanza, durante l’annuale Rookie Orientation.

Il programma è nato per aiutare le nuove matricole del LET a entrare gradatamente nel mondo del golf professionistico, rendendo il percorso il più sereno e gioioso possibile.

E ovviamente, oltre ad apprendere nuovi insegnamenti da unire alle qualità golfistiche già in loro possesso, avranno la chance di giocare sul percorso di La Sella.

“Siamo felici di continuare la nostra collaborazione con il Dénia La Sella Golf Resort & Spa e lo ringraziamo per il supporto nei confronti delle future generazioni di professioniste,” ha affermato il direttore dello sviluppo del LET, Mike Round.

“Fin dal Rookie Orientation 2015 abbiamo notato come l’impatto di questo training agisca su diversi fattori. Comprendere meglio questo sport come professione, aiuta i giocatori a ottenere e a contribuire di più durante le loro carriere. Inoltre, le nozioni sviluppate questa settimana aiuteranno le nostre professioniste più giovani a massimizzare il loro potenziale così come il nostro negli anni a venire.”

A Palm Springs, la nuova statua dedicata al Re Arnold Palmer

È trascorso più di un anno dalla scomparsa del Re del golf, Arnold Palmer.

Eroe di questo sport, pioniere del golf moderno che tutti noi conosciamo. Grazie a lui il golf è arrivato in tv e di conseguenza nelle case di tutti gli americani.

Un esercito di fans, l’Arnie’s Army, lo sosteneva a bordo fairway in ogni gara.

Ora, nonostante non sia più fisicamente tra noi, Palmer continua a vivere tra i percorsi del mondo. E il mondo, non può fare a meno di continuare a rendergli onore.

L’ultimo Club a celebrarlo è stato proprio la sua casa di La Quinta, in California.  Palmer ha trascorso la sua vita diviso tra Latrobe e Orlando, ma La Quinta era la sua residenza sulla costa orientale americana.

Proprio al Tradition Golf Club di Palm Springs, in cui disegnò i percorsi da 18 e nove buche, è stata svelata l’ultima statua dedicata al grande The King.

L’opera è stata rivelata al pubblico prima del Career Builder Championship della scorsa settimana, torneo vinto da Palmer per sei volte.  Si tratta della terza statua realizzata in onore del Re del golf, a un anno e quattro mesi dalla sua scomparsa.

Presenti per la cerimonia di inaugurazione il nipote di Palmer San Saunders, giocatore del PGA Tour, e l’amico di lunga data Charlie Meachem.

Un simbolo importante, che rappresenta quanto Palmer abbia fatto per il golf e quanto amasse questo sport.

Bush e Obama insieme nello stesso Club

Avversari in politica, ma compagni sul green. È una delle grandi magie che riesce a realizzare il golf.

Sport incredibile, che elimina le ostilità tra le persone creando legami sportivi indissolubili. Del resto, è forse uno dei pochi “giochi” in cui lealtà e sportività ne sono gli elementi primari.

In cui non conta se sei Repubblicano o Democratico. Se la tua politica alla Casa Bianca è stata aggressiva o rivoluzionaria. Se ti chiami George W. Bush o Barack Obama.

Sul green siamo tutti uguali, con lo stesso numero di bastoni in sacca e lo stesso numero di buche in cui dare il nostro meglio.

Per questo non risulterà strano sapere che proprio Bush e Obama abbiano deciso di iscriversi allo stesso circolo, il Floridian National Golf Club, diventandone soci e trascorrendo giornate insieme in campo. Divisi in politica è vero, ma uniti nella loro grande passione per il golf.

A rivelarlo è stato il proprietario del club, Jim Crane, che ha rivelato al giornale Houston Fox 26 dei due nuovi arrivati.

“Mr. Obama è stato nel nostro club diverse volte in passato, specialmente quando era per lavoro in Florida e trascorreva qualche giorno a giocare a golf”, ha dichiarato Crane. “Ho giocato con lui e Tiger una volta, è stato davvero divertente.”

Crane ha raccontato anche dell’arrivo di George W. Bush, precisando di essere totalmente neutrale sull’argomento politica.

Perché in fondo, sul campo, non conta da che parte stai... conta essere sempre in centro pista!