Aspettando lo US Open, l'ultima volta del FedEx St. Jude Classic

Il PGA Tour fa tappa oggi a Memphis, nel Tennessee, per il FedEx St. Jude Classic, ultima tappa per potersi qualificare allo US Open 2018 di Shinnecock Hills.

Inoltre, sarà l’ultimo anno in cui il torneo verrà disputato in questa settimana e l’ultimo anno che lo troveremo nel calendario del PGA Tour.

Nel 2019, il FedEx St. Jude avrà un nuovo nome: World Golf Championship e prenderà il posto del WGC Bridgestone Invitational.

Questa settimana Daniel Berger, vincitore delle ultime due edizioni del torneo, dovrà vedersela con un field molto agguerrito e ricco di grandi giocatori nonostante l’imminente inizio del secondo Major stagionale.

Ci sarà l’ex numero uno al mondo e vincitore del FedEx St. Jude 2012 Dustin Johnson in compagnia di Brooks Koepka, Phil Mickelson, Henrik Stenson e Joaquin Riemann, la stella diciannovenne proveniente dal Cile che in cinque apparizioni da professionista ha già collezionato tre top-10.

In attesa dello US Open, gustiamoci l’ultima volta del FedEx St. Jude Classic

Billy Horschel stilista: in arrivo una sua linea di Ralph Lauren

Billy Horschel è senza dubbio uno dei campioni più alla moda del Tour.

Uno stile elegante ma spesso anche eccentrico, come quando indossò i pantaloni con disegnati i polpi che sfoggiò durante lo US Open del 2013. Ma Horschel alla moda e al suo stile ci tiene molto, tanto da aver lanciato una propria linea di abbigliamento. Da anni ambasciatore di Ralph Lauren, il campione americano ha annunciato l’uscita di una sua capsule collection la prossima estate: la RLX For Billy Horschel Collection. Una linea realizzata in collaborazione con Ralph Lauren che segna anche un grande traguardo per il campione, visto che la casa americana non aveva mai prima d’ora collaborato con alcun personaggio pubblico.

“Quando penso alle persone che hanno indossato Ralph Lauren, sia che si tratti del golf o della moda - da attori, atleti, celebrità, chiunque - essere il primo tra tutte queste persone a collaborare con la stessa Ralph Laure... Beh è emozionante,” ha affermato Horschel al lancio della collezione avvenuto a New York City. “Quando mi hanno contattato la scorsa estate per parlarne, ero incredulo. Ero senza parole e fidatevi, non accade spesso. È stata un’esperienza davvero fantastica poter creare una linea con il mio nome e il mio logo accanto a quello di Ralph Lauren.”

Horschel è famoso sul fairway anche per l’accostamento di colori accesi e particolari, un dettaglio che sarà al centro della sua collezione. Ovviamente, sono tornati anche i pantaloni con i polpi, questa volta però in versione bermuda che il campione ha indossato durante il giro di pratica a Wentworth.

“I pantaloni con i polpi mi hanno reso famoso,” ha dichiarato ridendo. “Sono quelli che mi hanno presentato al mondo della moda golfistica e ora torneranno in una versione rivisitata.”

Horschel indosserà la sua linea per tutti i giorni di gara al BMW PGA Championship di questa settimana. E la cosa più bella? I colori così come le fantasie della collezione saranno disponibili anche per l’abbigliamento femminile, con l’arrivo in boutique e sul sito ralphlauren.com a partire dal prossimo 15 luglio.

Al via la lotteria del Masters: ecco come ottenere i preziosi biglietti

Il Masters di Augusta è passato da appena un mese ma è già tempo di pensare al prossimo anno. Il torneo più amato del golf tornerà sui verdi fairway dell’Augusta National dall’11 al 14 aprile 2019. Manca ancora un’eternità, è vero, ma se voleste essere tra i fortunati spettatori che potranno vedere le gesta dei campioni direttamente da bordo fairway... Il momento di agire è proprio adesso.

Gli organizzatori del Masters hanno infatti inaugurato l’annuale lotteria dei biglietti, che si svolge ormai da anni proprio a partire dal mese di maggio.

Come funziona? È semplice. Basta andare sul sito internet Tickets.masters.com e creare un account oppure accedere con le proprie credenziali se questo fosse già stato creato in passato.

In questo modo si accede alla lotteria dei biglietti del Masters, la quale è totalmente casuale e scadrà il giorno 1 giugno. A partire dai primi di luglio, tutti i partecipanti, sia vincitori che non, riceveranno un’email di notifica da parte del Masters.

Si può scegliere di applicare per i giri di gara così come per i giri di prova. Per questi ultimi, si possono selezionare fino a quattro biglietti al giorno mentre per i giri di gara solo due. La bella notizia è che se veniste scelti, non dovrete sborsare somme da capogiro per attraversare la famosa Magnolia Lane e assistere dal vivo allo spettacolo. I biglietti per i giri di prova costano solo 75$ l’uno mentre quelli per i giri di gara 115$. Non una cifra impossibile, anzi.

Cosa aspettate? Io ho già tentato la fortuna, ora tocca a voi!

Record di iscrizioni per lo U.S. Open 2018

Un field di 156 giocatori scenderà in campo il prossimo giugno per lo U.S. Open 2018 a Shinnecock Hills.

Ma riuscire a essere presente nel field di New York, sarà un’impresa ancor più ardua del giocare lo stesso Major.

La USGA ha infatti annunciato di aver ricevuto 9.049 iscrizioni per l’Open Americano. E di questi, solo 54 giocatori sono esenti dalle qualifiche.

“Il continuo interesse mondiale nel competere nello U.S. Open Championship, uno dei test più difficili del golf, è significativo,” ha dichiarato Stuart Francia, chairman del comitato dei campionati USGA.

“Non vediamo l’ora di condurre qualifiche locali e sezionali così come di organizzare lo U.S. Open a Shinnecock Hills, uno dei cinque club fondatori della USGA, per la quinta volta nella storia.”

È l’ottavo numero di iscritti più alto della storia, con Pinehurst n.2 che guida la classifica grazie ai 10.127 del 2014.

Per poter scendere in campo allo U.S. Open occorre avere un hcp di massimo 1.4 oppure essere professionista.

Solo nella giornata di mercoledì 25 aprile, quando le iscrizioni sarebbero state chiuse, ben 515 giocatori si sono iscritti, 115 dei quali nell’ultima ora disponibile.

Ora i riflettori si accenderanno sulle 112 qualifiche locali, che attraverseranno ben 45 stati americani e il Canada tra il 30 aprile e il 17 maggio.

Solo i migliori 156, poi, potranno scendere sul percorso di Shinnecock Hills e provare a conquistare il 118esimo U.S. Open.

Addio allo Houston Open: il Golf Club Houston non lo ospiterà più

Lo Houston Open non esisterà più. Nella giornata di mercoledì il Golf Club Houston, che ha ospitato il torneo del PGA Tour sin dal 2003, ha informato la Houston Golf Association l’intenzione di non voler più aprire le sue porte al torneo.

Abbiamo ricevuto una comunicazione questa settimana dal Golf Club di Houston riguardo la decisione del circolo di non ospitare più l’evento del PGA Tour,” ha dichiarato la Houston Golf Association in un comunicato. “Il Golf Club di Houston è stata una grande destinazione per lo Houston Open sin dal 2003 e non vediamo l’ora di mantenere un grande rapporto con il club.”

Il torneo si è svolto quest’anno senza sponsor, vista la decisione di Shell, suo partner per 25 anni, di non rinnovare il contratto dopo il 2017.

Inoltre, dal 2019 con il nuovo calendario più condensato del PGA Tour, lo Houston Open avrebbe perso la sua tradizionale data. Non si sarebbe più svolto come al solito la settimana antecedente il Masters, visto che il suo posto sarà preso dal Valero Texas Open.

Questi due fattori, ai quali si è aggiunta la possibile entrata in calendario di un nuovo torneo a Detroit, hanno fatto saltare l’evento.

Un appuntamento storico che risale al 1946, quando venne organizzato il primo Houston Open. Negli anni, anche il percorso ha subito diversi cambiamenti, per somigliare il più possibile all’Augusta National e svolgere il ruolo di “riscaldamento” in vista dello svolgersi del Masters la settimana successiva.

Qui a Houston hanno vinto campioni come Arnold Palmer, Gary Player, Byron Nelson e Phil Mickelson.

Il nuovo calendario del PGA Tour sarà pubblicato nelle prossime settimane e speriamo, che questo sarà l’unico taglio di un’agenda sempre più corta e compressa.

L’eccezione Patrick Reed

Il nuovo campione del Masters Patrick Reed ha tutta l’aria di essere davvero un tipo particolare.

Nonostante la grande vittoria di domenica, arrivata con grande coraggio e capacità di controllo, Reed non vince certo il primo premio per il professionista più simpatico del Tour.

Se il primato, prima di domenica, molti amanti del golf e sostenitori americani, lo davano volentieri a Bubba Watson - resta da capire il perché - ora il detentore ne è senza dubbio Reed.

Il campione americano ha vinto il Masters e mancheremmo certo di obiettività se dicessimo che non avrebbe meritato la vittoria. È stato in testa dal sabato pomeriggio e non ha mai mollato la presa. Ha trasformato la possibilità mancata dell’eagle di McIlroy alla 2 in un suo punto di forza, annientando psicologicamente il campione irlandese. Non si è piegato neppure davanti alle rimonte di Jordan Spieth, Jon Rahm e Rickie Fowler.

Sentire in lontananza il pubblico urlare e applaudire, acclamando lo spagnolo e i due campioni americani non l’hanno demoralizzato anzi. Gli hanno dato la giusta carica per conquistare la sua prima Giacca Verde e il suo primo Major.

Un campione molto criptico, dal passato complesso e burrascoso. In tanti l’hanno definito antipatico, spocchioso e un lupo solitario. Non certo il vincitore che gli americani e molti altri avrebbero voluto vedere domenica. Ma ora non vogliamo giudicare la relazione inesistente con la sua famiglia d’origine. Neppure le sue sventure ed espulsioni dal College.

Vogliamo parlare di un’altra particolarità che rende Reed davvero un’eccezione del Tour. Il neo Masters Champion è forse l’unico professionista del PGA Tour a non avere un contratto di sponsorship per l’attrezzatura. Non è forse una novità se si pensa che nel 2017, dopo che Nike annunciò l’uscita dal mercato, Brooks Koepka - Testimonial Nike - vinse lo US Open con una sacca molto mista ad Erin Hills. Koepka fu quasi obbligato, in attesa di trovare un’altro sponsor per i bastoni.

Peccato che la situazione di Reed sia leggermente diversa. Il suo contratto con Callaway Golf è scaduto a fine 2017 e il campione americano anziché continuare con Callaway o firmare con un altro brand, ha scientemente deciso di essere libero da sponsorship.

“Sapete, la cosa più importante è che volevo essere diverso e volevo provare qualcosa di diverso quest’anno,” ha dichiarato. “Ci sono così tante grandi società sul mercato, specialmente nell’attrezzatura e quando firmi contratti di questo genere sei come vincolato. Devi usare sempre gli stessi bastoni.”

Sebbene Reed abbia firmato recentemente un accordo con Nike per l’abbigliamento, per quanto riguarda l’attrezzatura vuole rimanere ‘libero’.

“Quindi con l’attrezzatura continuerò a fare quello che voglio,” ha continuato. “È stato un rischio, un rischio che ha rivelato essere giusto.”

Reed ha vinto ad Augusta con in sacca addirittura cinque brand diversi.
Ping (driver), Nike (legno 3), Titleist (ferro 3, wedge), Callaway/Odyssey (ferri, putter) and Artisan (wedges).

Se alla fine continua a giocare come al Masters, perché cambiare?

Il nuovo golf shop da sogno del Masters

I fortunati spettatori presenti al Masters in questi giorni, saranno accolti da una grande novità.

L’ Augusta National ha deciso di rifare il look al proprio Merchandise Center, trasformandolo in una vera Mecca per lo shopping legato al Masters.

Il nuovo centro ha aperto i battenti nella giornata di domenica, lasciando i presenti davvero a bocca aperta.

Si trova a destra del fairway della 1 e ci sono volute 20 settimane per costruirlo, raggiungendo il doppio delle dimensioni del precedente.

All’interno, troviamo 64 registratori di cassa che accelereranno il check out dei clienti e prodotti di ogni tipo.

Ci sono 125 cappellini diversi e articoli totalmente nuovi che debutteranno proprio da quest’anno.

Tra i tanti, le tutine in stile caddie per i neonati, i pantaloni del pigiama, le carte da gioco e i sottobicchieri da collezione.

L’Augusta National e il suo Masters continuano ogni anno a introdurre novità sensazionali per i partecipanti. Lo scorso anno, fu la volta della nuova sala stampa da sogno. Cosa accadrà il prossimo?

Per il momento, gustatevi le foto del nuovo shop: un motivo in più per andare ad Augusta almeno una volta nella vita!

                                                            

Una tradizione chiamata Champions Dinner

Il Masters è uno dei Tornei più spettacolari dell’anno.

È spettacolare non solo per il field, il grandioso percorso di Augusta, l’ambita giacca verde…è spettacolare per tutta la magia che accompagna l’attesa di questo evento. Ma soprattutto per la tradizione che lo ha reso uno dei più grandi tornei se non “IL” torneo, che tutti noi amiamo.

Una delle tradizioni per eccellenza che precede il Masters è la Champions Dinner, la cena dei campioni. La caratteristica di questa cena sta nel fatto che il menù venga deciso dal Masters’ Champion dell’anno precedente. Quest’anno quindi l’onore ma anche l’onere, sarà di Sergio Garcia.

33 è il numero dei vincitori della giacca verde che questa sera parteciperanno alla cena con l’ospite più anziano che sembra essere il 95enne Doug Ford, vincitore del Masters del 1957.

La cena dei campioni, così battezzata da Ben Hogan, nacque nel 1952 quando lo stesso campione americano, invitò i campioni del passato per un convivio tra amici.

Quando si accorse che ben 9 su 11 campioni sopravvissuti, erano presenti, lanciò l’idea di un “Masters Club” dedicato ai vincitori della Giacca Verde del passato, del presente e del futuro. Da qui, il gruppo di campioni organizzò una cena in cui condividere storie e risate.

Nel corso degli anni il menù della Champions Dinner è variato dal cheeseburger al sushi, dalla cotoletta di Bernard Langer (1986) all’haggis di Sandy Lyle (1989).

Uno dei menù più apprezzati fu quello del 1998 dove l’allora ventiduenne Tiger Woods, scelse cheeseburger, sandwich al pollo, patatine fritte e frappè.

Non ci resta che aspettare la scelta di Sergio Garcia, avrà optato per una Paella o, data la sua frequentazione svizzera, per una Raclette?

Giocare con le stesse palline di Tiger presto non sarà più un sogno

Non siamo e non saremo mai in grado di giocare come gioca Tiger Woods.

Presto però potremo giocare con una pallina uguale e identica a quella che la Tigre utilizza sul PGA Tour.

Nella giornata di ieri Bridgestone, sponsor del campione, ha annunciato l’arrivo sul mercato delle sue Tour B XS Tiger Woods Edition golf ball. Saranno disponibili nei negozi americani e online a partire da domenica 1 aprile e presentano le stesse caratteristiche delle palline usate da Tiger. Non solo, sul lato sono marcate con la scritta “Tiger”, la stessa che da sempre contraddistingue le palline giocate dal campione.

Il box, contenente dodici palline, avrà una grafica particolare. Sulla parte frontale, viene raffigurata l’immagine di Tiger, con in mano la Tour B XS, che indossa la sua classica maglietta rossa della domenica e il cappellino nero ‘TW’. Sullo sfondo, si intravede una buca e in basso la sua firma, la stessa riportata anche sul retro della scatola.

I ricavati dalla vendita delle palline, verranno donati in parte alla Tiger Woods Foundation.

“Lavorare a stretto contatto con Tiger e la sua fondazione è stata un’esperienza incredibile e siamo felici di aumentare la popolarità delle palline Bridgestone ma al tempo stesso di aiutare una buona causa,” ha affermato Angel Ilagan, Presidente e CEO di Bridgestone Golf.

Tiger ha firmato con Bridgestone nel 2016, pochi mesi dopo la decisione di Nike di abbandonare il mercato dell’attrezzatura. Ha debuttato con le nuove palline all’Hero World Challenge di dicembre, per poi continuare con un’ottima scia di risultati in questo 2018.

“Abbiamo lavorato a stretto contatto con la squadra Bridgestone per ottenere una soluzione che favorisse i golfisti e la mia fondazione, che è molto importante per me,” ha dichiarato Tiger in un comunicato.

Burian arriva a St. Andrews

L’Old Course di St. Andrews non è nuovo a condizioni climatiche estreme.

Vento, freddo e pioggia, anche nei mesi più caldi, accompagnano spesso i tanti giocatori e campioni che ne solcano i fairway.

Poi però ci sono quelle giornate in cui il percorso pare trasformarsi in un paesaggio incantato e magico. Sono le giornate invernali, in cui la neve, che non perde mai anno senza fare un saluto al percorso, ne ricopre green e fairway con il suo mantello bianco.

È successo anche questa mattina, quando l’Old Course si è svegliato sotto un fitto strato di neve.

Colpa della “Beast from The East”, la bestia che viene dall’Est o più comunemente Burian, la perturbazione siberiana che ha messo in ginocchio quasi tutta Europa.

Burian non ha risparmiato neppure St. Andrews, ma lo spettacolo che si è paventato davanti agli occhi dei golfisti è davvero indimenticabile.

Il club rimarrà chiuso oggi a causa delle ovvie condizioni climatiche.

Anche se, c’è da scommettere, che in molti non perderebbero comunque l’occasione di fare due colpi sullo storico campo scozzese.